Smartphone cinesi e spionaggio: la guerra fredda del terzo millennio

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Dopo l’inchiesta del New York Times di fine 2016, si riaccende il dibattito sulla sicurezza degli smartphone cinesi. Le agenzie di Intelligence americane in un’audizione presso il senato degli Stati Uniti hanno puntato l’attenzione su possibili campagne di spionaggio da parte di produttori di smartphone cinesi e, di conseguenza, del governo di Pechino.

L’INCHIESTA

Nel Novembre 2016 il NYT parlò della scoperta di una backdoor inserita in almeno 700 milioni di dispositivi marchiati Huawei, Zte e Blu products, tramite la quale sarebbero state raccolte informazioni tipo messaggi, elenchi contatti, registri chiamate, posizioni e cookies, probabilmente a scopo commerciale. Successivamente si risalì alla società Shanghai Adups Technology Company, proprietaria del software di “spionaggio”, che avrebbe dirottato il flusso di dati verso non ben identificati server cinesi. Secondo le ricostruzioni, i marchi coinvolti avrebbero inserito volontariamente il malware nelle versioni Android customizzate dei proprio prodotti.

IL RISCHIO

Ad oggi gli Stati Uniti, per voce di CIA, FBI e NSA ritengono che queste informazioni raccolte non abbiano solo uno scopo commerciale ma rientrino in un quadro di spionaggio governativo da parte di Pechino. Da qui l’appello ai consumatori a non comprare smartphone Huawei e Zte in quanto rappresenterebbero “un rischio per la sicurezza nazionale”. Il governo di Washington avrebbe persino impedito a Huawei di vendere tecnologie alle agenzie federali e si sarebbe interposta negli accordi commerciali tra Huawei e le aziende di TLC di bandiera. Infatti, poche settimane fa al CES di Los Angeles, era atteso l’annuncio di una partnership tra Huawei e AT&T per la commercializzazione del nuovo Mate 10 Pro sul mercato USA. Partnership saltata all’ultimo momento, stando a quanto dicono i rumors, proprio a causa del veto del governo americano.

LA DIFESA

Huawei dal suo canto si difende tramite le parole dell’AD Richard Yu appellandosi alla fiducia dei Paesi e degli operatori di mezzo mondo, in quanto “I governi e i consumatori di 170 paesi nel mondo si fidano di Huawei; non poniamo un rischio di cybersicurezza superiore a quello di qualsiasi altro produttore”, e risponde alle insinuazioni sostenendo di essere a conoscenza “di attività governative USA volte a inibire la possibilità di business di Huawei sul mercato statunitense”.

Il fatto che l’intelligence americana abbia citato proprio i marchi in questione fa pensare che ci siano effettivamente dei riscontri su quanto insinuato. D’altro canto da Huawei non è pervenuta alcuna smentita categorica, ma un “non poniamo un rischio di cybersicurezza superiore a quello di qualsiasi altro produttore” che dovrebbe far riflettere attentamente tutti i possessori di smartphone.

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Studente di Ingegneria Elettronica, scrivo con piacere di ciò che mi interessa: tecnologia, sport e musica.

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