Huawei Mate S – Recensione

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Introduzione:

Il 2015 di Huawei sarà un anno da ricordare: l’ascesa al terzo posto della classifica mondiale di vendita degli smartphone, il lancio del P8 e del P8lite e ora anche l’arrivo del Mate S. Il nuovo phablet di casa, autentico fuoriclasse che si piazza in cima alla catena alimentare, attraversa una profonda rivisitazione rispetto al modello 2014: cambia la diagonale dello schermo e l’impostazione del progetto, ora più votato a essere un prodotto di lusso che un phablet efficiente come era nel caso del Mate 7. Soprattutto, Huawei cerca di strutturare la propria offerta: il Mate S ora è l’alternativa dell’azienda cinese a Galaxy Note e iPhone Plus, mentre il P8 va a misurarsi con la linea Galaxy S e l’iPhone in diagonale standard.

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La confezione di vendita riprende le linee di quella dello scorso anno, pur arricchita di alcuni particolari: il colore nero riprende in tutto e per tutto l’impostazione del P8, lo smartphone è piazzato in bella mostra davanti a tutti gli accessori che comprendono un caricabatterie da 2 ampere (Mate S supporta il quick-charging), ovviamente il cavo USB-microUSB, delle nuove cuffie che sono una via di mezzo tra le in-ear e gli auricolari tradizionali e una cover in tinta con lo smartphone. Le cuffie in particolare meritano una menzione, visto che sono realizzate in metallo e offrono performance decisamente superiori alla media.

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Come già avvenuto per il P8, per ora la versione dual-SIM del Mate S non arriverà in Italia: il modello venduto su Amazon e su Vmall.eu dispone di 32GB di storage espandibile tramite lo slot microSD presente nello stesso vassoio che ospita anche la nano-SIM. Quattro colori disponibili, anche se solo due sono abbinati alla variante che viene venduta in Europa: champagne gold e titanium grey sono già ordinabili, vedremo cosa avverrà in seguito per il gold luxurious e rose gold.

Prime impressioni:

L’aspetto del Mate S non è una sorpresa per chi conosce le linee del Mate 7: la differenza rispetto al predecessore è però evidente per quanto attiene le misure totali, visto che si passa da 6 a 5,5 pollici, e la finitura dell’alluminio si avvicina decisamente di più a quella vista sul P8 . È chiara la mano comune tra il design dei due smartphone più recenti, pur essendoci alcune differenze: più piatto e “lingotto” il P8, più affusolato e rastremato il Mate S, che nonostante sia più grosso si tiene comodamente in mano. La batteria è integrata, così come le antenne, e Huawei prova a far sparire completamente gli inserti di polimero necessari a far funzionare i dipoli colorandoli di un pigmento simile a quello della finitura posteriore.

Huawei Mate S
Huawei Mate S

La fotocamera del Mate S è piazzata nello stesso e identico punto dove era piazzata lo scorso anno, anche se è cambiata la finitura estetica e ovviamente il sensore montato: accanto c’è anche un flash dual-tone, mentre subito sotto c’è il sensore per le impronte digitali. Come detto il sensore della fotocamera posteriore è una novità: ancora da 13 megapixel, con matrice RGBW come quello del P8, ma si tratta di un prodotto inedito che incorpora comunque stabilizzazione ottica (OIS) e una lente f/2. Come già nel caso del P8, anche il Mate S monta un processore di elaborazione dell’immagine dedicato (ISP) e il risultato si vede in termine di velocità di funzionamento e qualità degli scatti.

 La disposizione dei pulsanti e dei vassoi è analoga a quella del Mate 7: sulla destra ci sono il pulsante di accensione standby e il bilanciere del volume, con un design pressoché invariato, mentre sulla sinistra è presente un singolo vassoio che una volta estratto rivela spazio per una microSD e una nano-SIM (e si estrae con la pin fornita a corredo dello smartphone). In basso invece ci sono le due griglie che nascondono altoparlante di sistema e due microfoni, dall’estetica che richiama ancora da vicino quella del P8, microfoni che si uniscono al terzo posto nella parte alta assieme al jack audio standard.
 Sul frontale trovano posto un LED di notifica, la capsula auricolare con accanto sensori di luminosità e prossimità, e infine una fotocamera da 8 megapixel retroilluminato con flash LED. Quest’ultimo è coperto da uno schermo diffusore che addolcisce la luce bianca emessa per un effetto-bellezza che si somma agli algoritmi presenti nel software: si tratta comunque di un diodo molto potente, capace di illuminare chiaramente i soggetti anche di notte per selfie sempre perfetti. Il vetro montato davanti allo schermo è un Gorilla Glass 4, con bordi arrotondati che si raccordano perfettamente col profilo laterale dello smartphone.
 Test e caratteristiche:
Le dimensioni del Mate S sono compatte anche per un phablet di questa fascia: 149,8×75,3 millimetri la superficie frontale, 7,2 millimetri lo spessore nel punto più profondo e 156 grammi di peso. Nonostante la diagonale da 5,5 pollici si impugna bene, il peso è ben bilanciato, e il metallo in cui è realizzato dona al Mate S una sensazione di solidità e robustezza premium.

Oltre al sensore della fotocamera posteriore, ci sono altre differenze hardware tra P8 e Mate S: a cominciare dal processore Kirin 935, versione evoluta del Kirin 930 che aumenta la frequenza fino a 2,2GHz. Rimangono invariati invece i 3GB di RAM LPDDR3, mentre lo storage integrato sale fino a 32GB come già accennato. La GPU montata è una Mali-T628, perfettamente in grado di tenere testa alla risoluzione fullHD del pannello sia mentre si naviga che quando si gioca.

L’approccio del Kirin 935 non differisce da quello del 930: potente abbastanza per tutto con consumi adeguati ad una autonomia che deve raggiungere almeno la giornata di lavoro tipica. Nel caso del Mate, però, la decisione di montare una batteria da 2.700mAh (lo scorso anno era da oltre 4.000mAh) appare un compromesso eccessivo: non ci sono difficoltà a raggiungere la serata con lo smartphone acceso (nel caso c’è sempre la modalità di risparmio energetico ultra che aiuta), ma visto l’uso intenso a cui è destinato uno smartphone che finirà nelle tasche dei professionisti forse un po’ di autonomia in più non avrebbe guastato. Tanto più che il Mate S offre la funzione reverse-charging per ricaricare altri dispositivi: consumare preziosi milliampere per rianimare uno smartwatch o un Talkband potrebbe risultare un’operazione rischiosa se la giornata si prospetta ancora lunga.

 

Huawei come di consueto sa farsi perdonare grazie alla capacità di parlare e navigare in mobilità: ottime le prestazioni delle antenne integrate, con le funzioni Link+ che ottimizzano il passaggio da WiFi a reti 3G e 4G per abbattere i consumi e aumentare la banda a disposizione. Come nel caso del P8, anche il Mate consuma davvero il minimo indispensabile soprattutto se si naviga su reti LTE, segno che la tecnologia impiegata da Huawei è davvero allo stato dell’arte: supportate moltissime bande (fino a 15), comprese quelle a 800MHz, e lo smartphone consente anche l’aggregazione multi-frequenza se previsto dell’operatore. Peccato solo l’assenza del WiFi dual-band: ci si deve limitare ai protocolli 802.11 b/g/n a 2,4GHz, mentre sono presenti Bluetooth 4.0 e GPS con supporto al segnale Glonass. Il connettore micro-USB è ovviamente compatibile con lo standard USB 2.0.
Un’altra differenza significativa col P8 è costituita dallo schermo montato dal Mate S: dietro il Gorilla Glass c’è un pannello AMOLED, realizzato tra l’altro con laminazione completa e dunque pressoché indistinguibile dalla protezione in vetro. Angoli di visione perfetti e colori brillanti senza eccessi, risoluzione fullHD (1920×1080) che equivale a 401ppi sulla diagonale 5,5 pollici. Davvero molto bello lo schermo di questo smartphone, un deciso punto a suo favore.

Il Mate S arriva con a bordo già Android Lollipop 5.1.1, di fatto la versione più recente di Android in circolazione: l’interfaccia applicata da Huawei è come di consueto la EMUI, sempre in versione 3.1, per l’occasione oggetto di qualche piccolo rimaneggiamento rispetto a quanto avevamo già visto su altri terminali della casa cinese. Per esempio è cambiata leggermente la grafica della modalità “Batteria ultra” – quella che permette di trasformare lo smartphone in un semplice cellulare che chiama e invia SMS, ma che estende significativamente la durata della batteria – ora più chiara e intuitiva. Non mancano poi aggiunte esclusive per questo terminale come la modalità “multifinestra”, di fatto il multitasking che permette di tenere contemporaneamente due app aperte sullo schermo: peccato che per ora si limiti alle app native di Huawei (browser, posta elettronica, calendario ecc) e non si possano utilizzare altre app come Twitter o Microsoft Word.

Ben fatta comunque, come di consueto, l’ottimizzazione del software sul Mate S: browser, client di posta, client di messaggistica, dialer, galleria, sono tutti fluidi e ormai collaudati, avendo poco o nulla da invidiare ad altre soluzioni analoghe di altri marchi. Buono anche il gestore dei temi, secondo solo a quello di HTC per capacità di personalizzazione dell’interfaccia e con un ampissimo catalogo in linea da cui attingere. Resta molto utile l’app “Gestione telefono”, che permette di entrare nel dettaglio di come si comportano le app (notifiche, consumo, attività in background) e di ottimizzare le prestazioni dello smartphone.
Menzione di merito per il lettore di impronte digitali: è stato ulteriormente migliorato rispetto al già ottimo prodotto dello scorso anno, è rapido e preciso. Tramite il software si possono anche sfruttare alcune gesture, come ad esempio scorrere il dito dall’alto verso il basso per richiamare la tendina delle notifiche, oppure scorrere il dito da destra a sinistra e viceversa per navigare tra le foto della galleria: forse Huawei avrebbe potuto osare un po’ di più e allargare queste gesture anche ad altri elementi dell’interfaccia, così da massimizzare l’impiego di questo componente hardware che troppo spesso altrove è solo un orpello in più per arricchire la scheda tecnica.

La parte telefonica del Mate S non riserva sorprese: la ricezione delle antenne è molto buona, la capsula auricolare e i microfoni funzionano benissimo e bene si comporta anche l’altoparlante di sistema. Quest’ultimo è potente e ulteriormente migliorato rispetto al già ottimo altoparlante del P8: le chiamate in vivavoce in auto non saranno un problema. Bene anche la messaggistica, come detto: la tastiera Huawei Swype è precisa e permette di regolare moltissime impostazioni, il feedback aptico è adeguato. Ciò che non è affatto migliorato, rispetto al P8, è l’assistente virtuale: funziona ancora solo in inglese, e qualche volta si sente chiamato in causa anche se non è stata pronunciata la frase di attivazione scelta dall’utente – meglio tenerlo disattivato per ora.

Molto buona la performance multimediale del Mate S: lo schermo e l’altoparlante, uniti assieme, garantiscono una visione dei video e l’ascolto della musica con buona soddisfazione. Abbiamo avuto qualche problema con la decodifica in hardware dei video in risoluzione 4K, ma si tratta probabilmente di una difficoltà legata unicamente alla release preliminare del software montato sul terminale in prova: si tratta pur sempre di un prototipo, sebbene quasi identico alla versione finale che arriverà sugli scaffali, e in ogni caso siamo riusciti comunque a far girare fluidamente filmati 2160p decodificandoli in software. Da sottolineare che il Mate S è compatibile anche con il codec H.265 (HEVC), il prossimo standard che andrà a sostituire H.264. Anche le prestazioni sul piano ludico sono estremamente soddisfacenti: Real Racing 3 gira fluido con tutti i dettagli sullo schermo, segno che l’accoppiata CPU+GPU del Kirin 935 offre abbastanza potenza per tutte le occasioni.

La fotocamera posteriore del Mate S fa un passo avanti rispetto a quella del P8: il sensore è molto simile, ma ci è parso che il risultato in termini di qualità delle foto e soprattutto dei video sia invece differente. Sul piano fotografico l’unico limite significativo è costituito da uno sfocato nelle macro non proprio esaltante, reso un po’ granuloso forse anche da una compressione eccessiva delle foto in formato JPEG: bene però le foto scattate alla sera, anche grazie a una modalità HDR che si giova della presenza di un processore di immagini a bordo (ISP). I video, pur essendo ancora limitati a 30fps 1080p, sono parsi decisamente più puliti e meno rumorosi anche alla sera: in Cina qualcuno deve aver fatto i compiti a casa, e se siamo ancora lontani dalle performance dei primi della classe (Samsung Galaxy S6, LG G4, iPhone 6 Plus) il miglioramento comunque c’è e si vede. Buona la performance della stabilizzazione ottica (OIS) e dell’autofocus: peccato che durante la ripresa video si debba toccare lo schermo per rimettere a fuoco dopo un cambio di inquadratura.
Tra le novità lato software della fotocamera vale la pena sottolineare l’introduzione di due nuove funzioni: la prima è una modalità “Avanzata” che di fatto è una modalità manuale nella quale regolare a piacimento sensibilità ISO, tempo di esposizione, messa a fuoco e bilanciamento del bianco. Manca solo la possibilità di scattare in formato RAW, ma è da segnalare che queste regolazioni manuali si allargano anche alla ripresa video. L’altra novità è la funzione “Riadattamento documento”: attivandola lo smartphone manipola gli scatti per ritagliare e raddrizzare le classiche foto riprese in riunione o durante un convegno, ovvero quelle fatte a schermi, lavagne e proiezioni di diapositive e documenti. Dalle nostre prove è emerso una certa precisione del software nel ritagliare e raddrizzare le immagini: assieme alla nuova app registratore, che è in grado grazie ai tre microfoni di ottimizzare il guadagno della voce identificando la direzione da cui proviene, questa novità risulterà molto utile a chi è solito sfruttare molto lo smartphone sul posto di lavoro.
Bene la fotocamera anteriore: il flash LED montato genera una luce bianca diffusa che addolcisce i contorni del viso e permette di sembrare “più belli” in fotografia. Anche se lo si tiene disattivato, complice una lente luminosa f/2,4, le foto alla sera restano di buon livello.

Un punto di domanda resta sull’autonomia dell’accumulatore integrato da 2.700mAh: il Mate 7, il modello 2014, ne montava uno da 4.100 che costituiva senz’altro uno dei punti forti del prodotto. Dalla sua il Mate S ha uno schermo più piccolo, un processore più moderno e un anno di esperienza in più nell’ottimizzazione del software: la differenza però rispetto allo scorso anno c’è, sebbene il terminale in questione riesca comunque a gestire senza particolari affanni una giornata lontano dalla presa. L’integrazione della funzione quick-charging è una buona notizia: peccato manchi la ricarica wireless.

Il posizionamento del Mate S sul mercato da parte di Huawei, rispetto alla sua offerta e più in generale all’offerta della concorrenza, è molto cambiato rispetto allo scorso anno: l’azienda cinese ha attraversato un anno in cui sono arrivate molte conferme, alcune tangibili come la conquista della terza posizione nelle classifiche di vendita a livello planetario, e tenta dunque di fare un passo in più anche per ciò che attiene la varietà e la portata del proprio catalogo. Per questo il Mate S cambia pelle, e Huawei lo propone come un terminale di fascia alta che può competere con prodotti di successo come il Galaxy Note (o il Galaxy S) e gli iPhone di Apple: le intenzioni del marchio cinese sono chiare fin dal prezzo, fissato in 649 euro e che rende dunque il Mate S il prodotto più costoso nel suo listino attuale.

A un prezzo record per Huawei si abbina senza dubbio anche il prodotto migliore che l’azienda abbia fin qui realizzato: design, materiali, schermo, hardware e software sono arrivati tutti a un ottimo grado di ottimizzazione e difficilmente faranno rimpiangere altri prodotti. Come nel caso del P8, però, al Mate S manca una qualità che spicchi su tutte le altre e lo renda unico nell’affollato panorama del mercato degli smartphone: il pacchetto nel complesso è solido, ma l’azienda cinese non riesce ancora a piazzare la zampata decisiva in grado di rendere un suo prodotto un autentico fuoriclasse.

Conclusione:

Ciò detto, ribadiamo quanto appena esposto: il Mate S è un ottimo terminale per un’utenza esigente, soprattutto quella costituita da professionisti, a cui non dispiacerà la dotazione accessoria che comprende una cover e degli auricolari entrambi di ottimo livello, e che rimarrà soddisfatta dall’ottimo schermo AMOLED e dalle funzioni della fotocamera principale. Il limite più significativo è costituito dalla batteria integrata, a cui non sarebbe guastato aggiungere qualche altro milliampere, mentre le misure compatte lo rendono uno dei più snelli phablet da 5,5 pollici in circolazione.

 

Con il lancio del Mate S, Huawei ha di fatto terminato la rivisitazione e riorganizzazione del suo catalogo: ora ci sono prodotti che coprono tutte le fasce di prezzo, soprattutto se si considera anche la combinazione con l’offerta Honor, e l’operazione portata avanti ha reso molto semplice e razionale distinguere i diversi prodotti che difficilmente si sovrappongono per quanto riguarda la dotazione tecnica. Il Mate S, piazzato in cima alla piramide, è una scommessa: riuscirà il phablet di Huawei a tener testa ai volumi di vendita dei concorrenti più agguerriti e garantire all’azienda i margini che solo un prodotto di fascia alta è in grado di offrire? La differenza la farà senza dubbio il prezzo su strada che raggiungerà il Mate S dopo il lancio, e soprattutto le offerte degli operatori che nel caso del P8 e del P8lite hanno premiato le scelte di Huawei.

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