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Come i messaggi vocali hanno cambiato il nostro modo di esprimerci

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La comunicazione tra individui, da quanto è vecchio il Mondo, è incorsa in sostanziali evoluzioni nel corso dei secoli. I gesti, la parola, la battitura, la telefonata, la digitazione e per ultimi i messaggi vocali hanno fatto sì che gli esseri umani si esprimessero. L’ultima arrivata però, sta prendendo sempre più piede, con risultati seriamente importanti. Andiamo a vederlo con ordine.

LE ORIGINI.

Il messaggio vocale, che ha preso vita per primo su WhatsApp, è la risposta sempre alla sempre più frequente domanda di praticità. Nei primi momenti della sua vita, esso non fece subito presa sui suoi utenti, ma con il tempo la sua utilità emerse sempre di più. Con l’acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook Inc. , il messaggio vocale non fu più appannaggio della sola messaggistica verde, ma anche del servizio di messaggistica del social blu, Facebook Messenger. Da lì, il Mondo si apprestò a sostituire la digitazione dei messaggi con i messaggi vocali: più pratici, più corposi, più soddisfacenti.

IL FEEDBACK DEGLI UTENTI.

Ovviamente, come qualsiasi cosa, anche i messaggi vocali avevano pareri discordanti tra loro da parte degli utenti. Non tutti, infatti, gradiscono comunicare a voce, e per molteplici motivi: Su tutti, probabilmente, la privacy. Emettere un messaggio vocale ci espone considerevolmente all’ambiente che ci circonda, e questo può portare fastidio a chi li usa. Chi poi è abituato ad esprimersi a voce più dal vivo, non riesce quindi a staccarsi dall’idea di scrivere, perché ritiene più facile esprimere un concetto con qualcosa di visualizzabile. Ultima cosa, può risultare assai pesante stare a poggiarsi il cellulare all’orecchio per minuti interi, regalo quasi indesiderato di un amico poco incline alla prolissità. Un minuto è poco, tre sono già tanti. Ci siamo capiti, insomma. Tornando a parlare invece dei feedback positivi, la praticità già citata è un comun denominatore per chi non ha tempo da perdere, che vuole dire tante cose e non può proprio fermarsi a scrivere. Raccontare qualcosa a voce per molti è sicuramente molto più comodo, e pazienza se questo duri molto, il vocale renderà tutto più semplice. Ultimo pregio, è sicuramente l’idea di sentirsi più vicino al destinatario dei vocali, che sente quindi la persona a voce e ne comprende le sensazioni, cosa che difficilmente accade nei messaggi scritti a display.

IL FUTURO.

Il messaggio vocale, a differenza di altre cose, avrà un futuro abbastanza florido, e non ne calerà l’utilizzo ma anzi si allargherà a social che ad oggi non sono pensati per questo tipo di funzione, e sarà sempre un modo espresso a voce che scritto. Un bene? Probabile, ma se questo comporti un miglioramento dei contenuti dei social, che stanno assumendo toni sempre più polemici, e di conseguenza di livello sempre più basso. Esempio di necessità dei messaggi vocali in altri social, è quello per Instagram. Tra i più giovani ora è usanza creare mini video oscurati con dei messaggi vocali. Questo perché la necessità di comunicare in modo pratico ha una richiesta sempre più alta. Quindi non ci meraviglieremo se verranno adottati poi anche lì. Il futuro dei vocali, però, potrebbe essere rappresentato da un social Made in Italy. È il caso infatti di Totape, creato dall’italiano Luca Di Persio che si appresta ad essere la nuova frontiera di blogging e di podcasting. Non ci resta che vedere quindi come si evolverà, e non mancheremo di recensirlo.

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